sabato, 24 novembre 2007

La legge dell'illegalità

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(di Antonio Sabia, e-mail: sabb1o@hotmail.it)

La Basilicata per la sua particolare conformazione geografica all’interno dello stivale italiano può essere paragonata a quella parte della scarpa, situata tra il tacco e la punta, che raccoglie tutto lo sporco che troviamo durante il cammino. Questo paragone trova un valido sostegno nella realtà degli avvenimenti che da molti anni a questa parte stanno toccando la nostra regione. Essa viene definita come “l’isola felice” o “la terra di nessuno”, dove per nessuno s’intende nessuna rete mafiosa riconosciuta a livello nazionale, senza rendersi conto che in realtà la Basilicata è stata luogo d’incontro tra Stato e ‘ndrangheta, quando si dovevano sbrigare faccende illegali che non si potevano risolvere altrove, ed è ancora oggi una regione dove il silenzio dell’informazione si unisce all’incapacità della magistratura di svolgere tranquillamente il proprio lavoro, il tutto ai danni dei cittadini.
Da anni assistiamo a continui rapimenti o assassinii (vedi il rapimento di Elisa Claps o l'uccisione dei fidanzatini di Policoro), dei quali, purtroppo, non si riesce mai a sapere la verità, oppure a episodi di corruzione e clientelismo (basti pensare le vicende che legano il dott. Cannizzaro, la pm Genovese e i politici Bubbico e De Filippo), dei quali fanno parte uomini della politica e della giustizia. Alcuni di questi avvenimenti sono dei tratti in comune con altre regioni italiane, dove la corruzione alle alte sfere è all’ordine del giorno, ma ci sono molte altre vicende che non hanno paragoni all’interno del panorama dell’illegalità italiana. Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim (centro studi e ricerche sulle realtà meridionali), sostiene che in Basilicata ci sia una sorta di massoneria deviata che controlla l’intero panorama malavitoso regionale per metterlo a servizio della classe dirigente e di altre cosche mafiose (‘ndrangheta su tutte). Il rapimento di Elisa Claps, la vicende delle scorie radioattive, i tanti morti ammazzati rimasti senza mandante e movente sono tutti avvenimenti che in una qualsiasi altra regione troverebbero meno difficoltà ad essere indagate. Purtroppo la Basilicata sembra essere un buco nero dove entrano tutti i crimini immaginabili, dei quali si perde definitivamente traccia. Questo può portare a due considerazioni: o la magistratura è del tutto incompetente e perciò non riesce a far venir fuori la verità su questi atti di criminalità, oppure la magistratura è talmente brava che ha capito che dietro questi crimini c’è un potere più forte di lei che perciò impedisce che questi crimini vengano smascherati. Dato tutto ciò che di buono stanno dimostrando alcuni magistrati lucani, H. J. Woodcock in primis, bisognerebbe eliminare la prima considerazione, e ritenere, perciò, che ci sia una parte della magistratura che, d’accordo con i poteri forti, fa di tutto per non far crollare quel sistema nato parallelamente alla “seconda repubblica”, che prevede un forte connubio tra malavita, stato e potere giudiziario, in cui la morale predominante è la legge dell’illegalità.
Esiste però un modo per rompere questo sistema dall’esterno, ed è quello suggerito da Marco Travaglio, ovvero guardare la relatà sempre con lo sguardo alto, con la consapevolezza che questo stato, in accordo con la malavita, con parte della magistratura e dell’informazione, sta calpestando i nostri diritti e la nostra libertà, e continuerà a farlo se ognuno si chiude nel silenzio dell’indifferenza e dell’omertà.
Bisogna, perciò, alzare la testa, informarsi, informare, protestare e alzare la voce affinché tutti conoscano i nostri problemi e capiscano che la Basilicata è vittima di un sistema che non può durare in eterno.



scritto da: redazioneroja alle ore 10:55 | link | commenti (10)
categorie: legalità

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