giovedì, 06 marzo 2008

8 Marzo: testimoni di un progresso storico-civile

                         mimosa

                          (di Radicali Lucani ed FGS Potenza)

È passato un secolo da quel lontano 8 marzo 1908, giorno in cui 129 operaie morirono in un incendio divampato nell’industria tessile “Cotton” a New York, dopo che erano state precluse loro tutte le uscite d’emergenza. Il motivo di questo gesto disumano da parte dei dirigenti dello stabilimento risale ai numerosi scioperi che le donne avevano organizzato da molti giorni per protestare contro le orribili condizioni nelle quali lavoravano. Quello non fu il primo episodio che vide la morte di molte donne, dopo che queste hanno manifestato invano per farsi riconoscere i loro diritti, ma fu certamente la prima volta che l’opinione pubblica mondiale diede una notevole importanza all’accaduto. Quel giorno fu solo l’inizio di un lungo cammino che, per tutto il Novecento, ha portato al riconoscimento di molti diritti che riguardano le donne.
Tra le tante tappe di questo lungo cammino si ricorda il primo congresso nazionale del Movimento di liberazione della donna, federato con il Partito Radicale, svoltosi a Roma il 27/28 febbraio 1971. Questo movimento ha portato alla luce risultati storici, come la legge sulla parità giuridica dei coniugi, la separazione dei beni, l’abrogazione della separazione per colpa, tutti obiettivi raggiunti nel 1975 con l’approvazione del nuovo diritto di famiglia. Sul finire degli anni settanta, mentre i movimenti di sinistra extraparlamentari e i movimenti giovanili erano in declino, le donne non si limitavano a rivendicare soltanto l’uguaglianza nei confronti degli uomini e l’emancipazione sui temi tradizionali dei diritti sul lavoro, ma centralizzavano le loro proteste in base alla diversità dall’uomo e alla valorizzazione della propria sessualità. Una maternità libera e consapevole, la contraccezione, l’aborto, l’impegno contro la violenza sessuale divennero tutti diritti rivendicati e riconosciuti dalla legge italiana durante il 1978. La forte unità sociale e civile delle donne che si era creata in quegli anni ha fatto sì che il17/18 maggio 1981 il referendum per abrogare la legge sull’aborto fu respinto dal 68 % degli italiani (e italiane), pari a 21.505.323 cittadini.


A un secolo di distanza e dopo tante altre tappe importanti, l’8 marzo per la società non deve significare soltanto una ricorrenza annuale, durante la quale si regalano o si ricevono mimose o si passa una serata in modo diverso. Deve essere il simbolo dell’appartenenza ad una società, in cui non esistono mondi a parte ma siamo tutti parte di un mondo retto dall’unico diritto che conta, quello che ci permette di rivendicare e difendere tutti i nostri DIRITTI.

 

Nonostante questi enormi successi del passato, il lato femminile della società italiana oggi si sente più che mai sotto pressione e sotto ricatto da ideologie clericali anacronistiche e da una laicità esasperata e a volte mal interpretata. La legge sull’aborto viene costantemente attaccata da politici servi della Chiesa e non servitori dello Stato; il diritto di interrompere la gravidanza non è sempre assicurato a causa dell’onnipresenza dei CAV (Centri di aiuto alla vita) e dell’elevato numero di obiettori di coscienza (in Basilicata: Asl 1 - Ospedale di Melfi , 1 non obiettore su 10 ginecologi;  Asl 2 - Ospedale San Carlo di Potenza, 2 non obiettori su 22 ginecologi; Asl 2- Ospedale di Villa D’Agri, 2 non obiettori su 6 ginecologi; Asl 3 - Ospedali di Lagonegro e Chiaromonte, 1 non obiettore su 13 ginecologi; Asl 4 - Ospedali di Matera e Tricarico, 3 non obiettori su 16 ginecologi; Asl 5 - Ospedali di Policoro, Tinchi e Stigliano, 1 solo non obiettore su 11 ginecologi); la violenza contro le donne sta aumentando di anno in anno anche a causa della non certezza di una pena, a volte fin troppo dolce; la parità sul lavoro viene barattata con proposte indegne, mentre la televisione filtra un modello di donna tale che per raggiungere il successo deve essere costretta a “svendere” il suo corpo. In tutto questo panorama l’informazione, che dovrebbe assumere un ruolo predominante per difendere i diritti delle donne, si limita soltanto ad accentuare alcuni aspetti tralasciandone altri. L’immagine che ne esce fuori è quella della donna chiusa in un mondo a parte, come se essa non fosse parte di un mondo unitario.

scritto da: redazioneroja alle ore 20:48 | link | commenti
categorie: 8 marzo

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