martedì, 18 marzo 2008

L'appello pro-Tibet dei Radicali Lucani

birmaniamonaci2

Premesso che:

  • in Tibet è in atto una brutale e violenta repressione da parte del regime cinese di ogni manifestazione pacifica a favore della libertà e della democrazia in violazione di quanto prevede la stessa Costituzione cinese che all’art 35 riconosce libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di movimento e di dimostrazione;
  • non è dato conoscere il numero effettivo delle vittime sui gravi fatti accaduti a Lhasa e segnalati in altre regioni dell'altipiano;
  • il comportamento delle autorità di Pechino è particolarmente grave a pochi mesi da quelle Olimpiadi che lo stesso Dalai Lama ha sempre voluto siano occasione per la comunità internazionale di moltiplicare l’attenzione e gli sforzi per la promozione della democrazia per i cinesi stessi e per le minoranze oppresse, come i tibetani, gli uiguri, i mongoli, i falun gong;
  • pochi giorni fa il Dalai Lama, nel corso delle sue preghiere ha ricordato lo sciopero della fame e della sete condotto da Marco Pannella, nel quadro del Primo Satyagraha Mondiale per affermare “ovunque, a livello istituzionale e personale, per tutte e tutti” il valore, troppo spesso smarrito, della “parola data” e dei patti, nei rapporti internazionali e personali, obiettivo che coinvolge naturalmente anche la realtà italiana e globale, per dare una soluzione politica strutturale alle crisi dello Stato di Diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Esprimo:

 

  • la mia solidarietà al popolo tibetano e alla politica nonviolenta di dialogo perseguita dal Dalai Lama nei confronti delle autorità cinesi per il riconoscimento dell’autonomia del Tibet e delle libertà per tutta la Cina e le sue popolazioni;
  • la mia solidarietà al popolo Uiguro oppresso da secoli dai diversi regimi cinesi nella regione del Turkestan orientale (Xinjiang) e a tutti gli Uiguri ovunque perseguitati, in particolare a Rebyia Kadeer, Presidente del Congresso Mondiale Uiguro, leader nonviolenta, già detenuta per 6 anni nelle carceri cinesi, e ai suoi due figli Alim ed Ablikim agli arresti ormai da mesi.

Per cogliere l'occasione di tregua offerta dalle olimpiadi:

  • invito caldamente le attuali autorità cinesi a realizzare un effettivo rispetto dei principi sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo  e nel Patto sui Diritti Civili e Politici per gli stessi cittadini della Cina e per tutti i popoli attualmente in essa organizzati;
  • sostengo inoltre il Primo Satyagraha Mondiale per la Pace perché i “pacta sunt servanda”.

Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani.


scritto da: redazioneroja alle ore 20:46 | link | commenti (3)
categorie: tibet
giovedì, 06 marzo 2008

8 Marzo: tutti in piazza

 

In occasione della festa della donna, FGS Potenza e Radicali Lucani scendono in piazza a dare sostegno alle donne organizzando un gazebo nel quale verranno distribuiti documenti informativi che riguardano il mondo delle donne da un punto di vista sociale e giuidico. Tra questi documenti ci sono l’inchiesta di Maurizio Bolognetti sul caso degli obiettori di coscienza e i molti documenti legislativi che testimoniano gli obiettivi raggiunti dalle donne nel lungo processo storico partito a Roma nel 1971.

SCENDI ANCHE TU IN PIAZZA E AIUTA LE DONNE A DIFENDERE I LORO DIRITTI.

...OGNI LORO DIRITTO E' UN NOSTRO DOVERE...

Potenza, 8 marzo Piazza M. Pagano ore 18.00


scritto da: redazioneroja alle ore 20:50 | link | commenti (2)
categorie:

8 Marzo: testimoni di un progresso storico-civile

                         mimosa

                          (di Radicali Lucani ed FGS Potenza)

È passato un secolo da quel lontano 8 marzo 1908, giorno in cui 129 operaie morirono in un incendio divampato nell’industria tessile “Cotton” a New York, dopo che erano state precluse loro tutte le uscite d’emergenza. Il motivo di questo gesto disumano da parte dei dirigenti dello stabilimento risale ai numerosi scioperi che le donne avevano organizzato da molti giorni per protestare contro le orribili condizioni nelle quali lavoravano. Quello non fu il primo episodio che vide la morte di molte donne, dopo che queste hanno manifestato invano per farsi riconoscere i loro diritti, ma fu certamente la prima volta che l’opinione pubblica mondiale diede una notevole importanza all’accaduto. Quel giorno fu solo l’inizio di un lungo cammino che, per tutto il Novecento, ha portato al riconoscimento di molti diritti che riguardano le donne.
Tra le tante tappe di questo lungo cammino si ricorda il primo congresso nazionale del Movimento di liberazione della donna, federato con il Partito Radicale, svoltosi a Roma il 27/28 febbraio 1971. Questo movimento ha portato alla luce risultati storici, come la legge sulla parità giuridica dei coniugi, la separazione dei beni, l’abrogazione della separazione per colpa, tutti obiettivi raggiunti nel 1975 con l’approvazione del nuovo diritto di famiglia. Sul finire degli anni settanta, mentre i movimenti di sinistra extraparlamentari e i movimenti giovanili erano in declino, le donne non si limitavano a rivendicare soltanto l’uguaglianza nei confronti degli uomini e l’emancipazione sui temi tradizionali dei diritti sul lavoro, ma centralizzavano le loro proteste in base alla diversità dall’uomo e alla valorizzazione della propria sessualità. Una maternità libera e consapevole, la contraccezione, l’aborto, l’impegno contro la violenza sessuale divennero tutti diritti rivendicati e riconosciuti dalla legge italiana durante il 1978. La forte unità sociale e civile delle donne che si era creata in quegli anni ha fatto sì che il17/18 maggio 1981 il referendum per abrogare la legge sull’aborto fu respinto dal 68 % degli italiani (e italiane), pari a 21.505.323 cittadini.


A un secolo di distanza e dopo tante altre tappe importanti, l’8 marzo per la società non deve significare soltanto una ricorrenza annuale, durante la quale si regalano o si ricevono mimose o si passa una serata in modo diverso. Deve essere il simbolo dell’appartenenza ad una società, in cui non esistono mondi a parte ma siamo tutti parte di un mondo retto dall’unico diritto che conta, quello che ci permette di rivendicare e difendere tutti i nostri DIRITTI.

 

Nonostante questi enormi successi del passato, il lato femminile della società italiana oggi si sente più che mai sotto pressione e sotto ricatto da ideologie clericali anacronistiche e da una laicità esasperata e a volte mal interpretata. La legge sull’aborto viene costantemente attaccata da politici servi della Chiesa e non servitori dello Stato; il diritto di interrompere la gravidanza non è sempre assicurato a causa dell’onnipresenza dei CAV (Centri di aiuto alla vita) e dell’elevato numero di obiettori di coscienza (in Basilicata: Asl 1 - Ospedale di Melfi , 1 non obiettore su 10 ginecologi;  Asl 2 - Ospedale San Carlo di Potenza, 2 non obiettori su 22 ginecologi; Asl 2- Ospedale di Villa D’Agri, 2 non obiettori su 6 ginecologi; Asl 3 - Ospedali di Lagonegro e Chiaromonte, 1 non obiettore su 13 ginecologi; Asl 4 - Ospedali di Matera e Tricarico, 3 non obiettori su 16 ginecologi; Asl 5 - Ospedali di Policoro, Tinchi e Stigliano, 1 solo non obiettore su 11 ginecologi); la violenza contro le donne sta aumentando di anno in anno anche a causa della non certezza di una pena, a volte fin troppo dolce; la parità sul lavoro viene barattata con proposte indegne, mentre la televisione filtra un modello di donna tale che per raggiungere il successo deve essere costretta a “svendere” il suo corpo. In tutto questo panorama l’informazione, che dovrebbe assumere un ruolo predominante per difendere i diritti delle donne, si limita soltanto ad accentuare alcuni aspetti tralasciandone altri. L’immagine che ne esce fuori è quella della donna chiusa in un mondo a parte, come se essa non fosse parte di un mondo unitario.

scritto da: redazioneroja alle ore 20:48 | link | commenti
categorie: 8 marzo

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