Tra le tante cose che gli abitanti della basilicata "butteranno giù dalla finestra" nella notte di S. Silvestro ci sarà posto anche per gli abusi subiti dalla nostra regione per quanto riguarda l'ambiente.
Qui sotto riportiamo due iniziative volte a sensibilizzare la gente verso due problemi a noi molto cari......
PETROLIO


Se stenne ‘a mano pure
a n’antico rivale
se sprecano l’augurie,
è ggià, pecch’è Natale.
Sarrà p’‘o clima ‘e festa
che porta ‘a ricurrenza,
‘o core cagna veste
ritrova na cuscienza.
‘Sta vita, pe’ nu juorno
diventa na livella
e ‘a ggente tutt’attuorno
chisà, pare cchiù bella!
Pure n’ommo ‘nfamone
carezza n’animale
nun fà cchiù ‘o fetendone
le pare naturale.
‘O popolo ‘e stu munno,
arravugliato ‘e male,
diventa bbuono ‘nfunno…
Pecchè sulo a Natale?
da
Antonio Nicastro
Di seguito riportiamo il comunicato stampa inviato dai rappresentanti del liceo scientifico e del liceo classico di Potenza al Quotidiano.
OGGETTO:
Richiesta utilizzo Sala Conferenze del ''centro sociale'' di Potenza per manifestazione finalizzata a una raccolta di fondi per i familiari delle vittime della recente strage sul lavoro di Torino.
I rappresentanti degli studenti del Liceo Scientifico Statale ''G.Galilei'' e del Liceo Classico Statale ''Q.O.Flacco'' di Potenza si sono visti negare l'utilizzo della Sala Conferenze del ''centro sociale'' di Potenza ,per la manifestazione di cui all'oggetto, dal consiglio d'amministrazione del suddetto ''centro sociale''.
Nonostante l'intervento a sostegno dell'iniziativa da parte dell'Assessore Roberto Mancino, il Presidente del consiglio d'amministrazione ha negato l'utilizzo della struttura.
Si ritiene opportuno fare presente che il ''centro sociale'' di Potenza , come tutti i ''centri sociali'' della nostra Regione è stato realizzato con fondi provenienti da una azione di solidarietà di tutti i lavoratori Italiani dopo il tragico terremoto del Novembre 1980.
Appare a dir poco sorprendente che la stessa struttura venga negata per lo svolgimento di una manifestazione di solidarietà a sostegno delle famiglie delle vittime della strage di Torino.
Appare evidente che la solidarietà e l'impegno contro le cosidette ''morti bianche'' è solo un fatto di facciata se chi è investito della gestione di un bene pubblico ha un atteggiamento di totale chiusura.
Le motivazioni addotte dal consiglio d'amministrazine risultano del tutto risibili in quanto con un deliberato, di fatto, si vieta l'utilizzo di questa struttura a una delle componenti fondamentali della nostra città quale il mondo giovanile.
Si fa appello al Sindaco , alla Giunta , al Consiglio Comunale, alle forze politiche e sindacali perchè adottino un'azione di pressione nei confronti dello ''sciagurato'' consiglio d'amministrazione del ''centro sociale'' al fine di rimuovere il veto sopra richiamato.
Da parte nostra vigileremo sugli sviluppi di questa questione e faremo di tutto, compresi eventuali azioni di protesta, perchè i giovani della nostra Città si riappropino di questa importante struttura pubblica.

(di Lucrezia Brienza e Pievincenzo Lapenna)
Sono ormai innumerevoli le rotture , le scissioni e le nuove nascite che , negli anni, hanno caratterizzato i partiti del ''Popolo'', il Popolo... quello vero, tanto per capirci non quello che appare nei nomignoli dei partiti di S(an).Berlusconi .
Questa situazione è sempre andata a discapito dei cittadini, che hanno dovuto assistere, impotenti, alla disorganizzazione della Sinistra Italiana e dei suoi figli, come nel caso dell'oramai morente governo Prodi, che continua a restare in vita solo grazie alla medicina ''della poltrona''.
Alle scusanti e alle giustificazioni che costantemente ci vengono poste dai vari ''politici di turno'', ultimamente si sente parlare di una ''speranza'' concreta di stabilità. Questa ''speranza'' si chiama ''Cosa Rossa''o anche ''La Sinistra l’Arcobaleno'', o in qualsiasi altro modo si deciderà di chiamarla.
Quattro sarebbero, a oggi, i partiti coinvolti in questa aggregazione: Rifondazione Comunista , Comunisti Italiani , Verdi e Sinistra Democratica (ai più potrà sembrare uno di quei giochini che ti fanno fare da bambino : ''trova l'intruso'', ma, purtroppo, non è così), i quali secondo l'opinione di Alfonso Pecoraro Scanio mirerebbero ad ottenere il 15% dell'elettorato italiano (ammesso e non concesso che, alle prossime elezioni, essi presentino una lista unica e non quattro liste separate , infatti attualmente non è ancora stata decisa la forma della nascente ''Cosa Rossa'': partito o federazione?).
Prima di poter entrare nel merito della vicenda bisogna chiarire alcuni aspetti del partito/federazione: innanzi tutto la ''Cosa Rossa'' non è un NUOVA formazione politica bensì un mix tra vecchi volti, vecchi partiti, finte nuove idee e parecchie incongruenze che vanno dalla scelta del logo (c'è chi lo vuole obbligatoriamente con la ''falce e martello'', chi lo vuole ecologista e chi lo vuole totalmente nuovo) a problemi ben più seri come quello della scelta programmatica o anche l'atteggiamento che i ''Verdi'' stanno assumendo (sembra che essi vogliano usare la ''Cosa Rossa'' come ''stampella'' elettorale per superare l'incubo dello sbarramento al 5%, un po’ come avevano già fatto in precedenza con altri ''partiti appoggio'') o le prime accuse rivolte a ''Rifondazione Comunista'' , dagli altri tre partiti interessati nella ''Sinistra Arcobaleno'' , di avere interessi comuni con ''Forza Italia'' e il ''Partito Democratico'' per quanto riguarda la legge elettorale.
Un'altra questione irrisolta è quella di chi sarà il futuro segretario del partito.
Sembra stupido dover parlare di un segretario di un partito che ancora non esiste, ma in un articolo critico, sarebbe altrettanto stupido non farlo.
Tre sono i ''papabili'': il fino ad ora innominato Nichi Vendola (presidente della Regione Puglia, meritevole di essere l'unico presidente di un consiglio regionale del Sud Italia a non avere la giunta inquisita dalla magistratura), questa soluzione sembra già a priori poco plausibile perché per Vendola assumersi questa responsabilità equivarrebbe a tralasciare (se non abbandonare) la sua Regione; il segretario della S.D. Fabio Mussi, che tra i tre nomi ipotizzati è quello più attendibile a divenire segretario del (futuro) Partito, magari affiancato da un garante come Fausto Bertinotti, e, infine, il volenteroso segretario dei '' Comunisti Italiani'' Oliviero Di Liberto.
Nessuno sembra, però, volere una vera fusione tra i partiti interessati, nessuno tranne Pietro Ingrao che con l'appello all'unità, rivolto ai leader dei vari partiti, durante il suo intervento nella costituente (svoltasi l'8 e il 9 Dicembre a Roma) della nascente federazione ha ricevuto l'assoluto consenso delle 5.000 persone presenti.
C'è dunque la volontà di arrivare a qualcosa di concreto per il nostro paese... speriamo, tuttavia, che non rimanga solo volontà , come lasciano presagire gli avvenimenti di cui sopra, ma che “La Sinistra l’Arcobaleno'' possa effettivamente simboleggiare una svolta democratica per il nostro paese.

Copia e incolla il seguente testo sul tuo sito e aiutaci a diffondere la nostra iniziativa:
<p align="center"><a href="http://www.plazaroja.splinder.com" target="_blank"> <img src="http://files.splinder.com/e9a07f8f61ca5a54eea2193f92ed75a0.jpeg" border="3"></p>.

(di Antonio Sabia, e-mail: sabb1o@hotmail.it)
“Alla fine fu deciso di entrare nel grande affare dei rifiuti pericolosi, con l'accordo che ogni famiglia avrebbe gestito le attività nel rispetto reciproco, ma per i fatti propri. Si cercò così di trovare siti che fossero fuori dalla Calabria, oppure all'estero, e alla fine la scelta cadde per quanto riguarda l'Italia sulla Basilicata, perché terra di nessuno dal punto di vista della malavita…”. Queste sono le parole di un pentito della ‘ndrangheta uscite sull’Espresso il 9 giugno 2005. Il mito della Lucania Felix, terra agreste piena di boschi, di petrolio, ricca di paesi costruiti sulle colline, sembra ormai non avere più ragione di esistere. Da molti anni sono passate alla cronaca vicende di corruzione, mala politica, e purtroppo anche di mafia. Chi pensava che la nostra fosse una regione “pura” da questo punto di vista si deve ricredere. Infatti, già dal lontano 1982 in Basilicata vennero individuati due schieramenti mafiosi, opposti tra di loro: la Nuova Camorra, guidata da Raffaele Cutolo e Pietro Picerno (dal 1986 collaboratore di giustizia) e legata ai boss campani, e un clan di matrice calabrese guidato da Franco Senua, che dagli amici della ‘ndrangheta avrebbe ricevuto armi e licenze varie. Dopo i primi arresti e le collaborazioni con la giustizia i vertici mafiosi cambiano e iniziano le prime guerre tra clan. Verso la fine degli anni ’80 la Nuova Camorra viene guidata da Rocco Delli Gatti, proveniente da Melfi, mentre la ‘ndrina calabrese passa in mano a Renato Martorano e al clan Cassotta. Il capo di questi è Marco Ugo Cassotta (assassinato il 14 luglio 2002) e i suoi uomini d’onore sono Massimo Aldo e Bruno Augusto Cassotta, Donato e Gerardo Prota, Saverio Loconsolo, Michele Morelli, Dario e Alessandro D’Amato (accusato di aver ucciso il proprio boss). Il sodalizio tra i Cassotta e la ‘ndrangheta si rinforza all’inizio degli anni ’90 con un unico obiettivo: estirpare la Nuova Camorra. I loro affiliati vengono uccisi uno per uno, ivi compreso il boss Delli Gatti. I pochi superstiti del clan camorrista, però, pur di trattenere i loro affari in Basilicata (estorsioni, appalti truccati, traffici di droga) avviano una trattativa con i Cassotta e con i boss calabresi che, a questo punto, sono i padroni incontrastati della nostra regione. Le trattative vengono portate avanti da Giovanni Luigi Cosentino (latitante già dagli anni ’70) e da alcuni esponenti delle famiglie calabresi dei Morabito e dei Di Luca. Si deciderà che da allora in avanti –siamo nel 1996- la mafia in Basilicata sarà gestita economicamente dalla ‘ndrangheta e per quanto riguarda gli affiliati saranno in maggioranza uomini lucani. È l’inizio dei Basilischi. Tra gli esponenti di questa nuova forza mafiosa, la quinta in Italia dopo Cosa Nostra, la ‘ndrangheta, la camorra e la Sacra Corona Unita, ci sono gli Scarcia di Policoro, in contatto con i Maesano della ‘ndrangheta; i Ripa, in contatto con Santo Carelli della ‘ndrangheta; i Zita di Montescaglioso e i Bozza di Matera in contatto con i Modeo della Sacra Corona Unita. Presenze di Basilischi vengono rintracciate in diverse zone della regione, precisamente a Policoro (12 affiliati), Metaponto (5), Maratea (12), Melfi (4), Vulture rionerese (14), Potenza (17), prima delle operazioni delle forze dell’ordine, che nel 1999 hanno portato all’arresto di ben 83 mafiosi.
E pensare che la Basilicata era la terra di nessuno!
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