venerdì, 30 novembre 2007

Comunicato Stampa

Piazza Don Bosco – sopralluogo Sindaco ed Assessori

 

Sono terminati i lavori di rifacimento dell’asfalto a Piazza Don Bosco. Oggi sopralluogo del Sindaco Vito Santarsiero che, con gli assessori Fiore, Coviello e Mancino con i tecnici degli uffici comunali, ha incontrato alcuni residenti della zona.

Nel prendere atto del rispetto dei tempi entro i quali l’intervento di bitumazione è stato effettuato, il Sindaco ha assicurato i cittadini che entro il 15 dicembre prossimo saranno portati a termine anche gli altri lavori che hanno riguardato l’intera riqualificazione della piazza. Santarsiero ha comunicato  inoltre che sarà risistemata l’intera area a verde all’ingresso della piazza e realizzata un’area giochi per bambini.

Per quanto riguarda invece la strada alle spalle della piazza e oggetto, così come evidenziato dai cittadini, di atti vandalici durante la notte, Santarsiero si è detto pronto ad esaminare la questione già a partire dai prossimi giorni convocando una riunione ad hoc con gli uffici comunali e anticipando la possibilità di eventuali telecamere per un controllo continuo della zona.

 

                                                                                                                 (Loredana Costanza)

 

 

 

Ufficio Stampa –Piazza del Sedile  – 85100  Potenza

Tel. 0971415087 Fax 0971 27076

ufficiostampa@comune.potenza.it


scritto da: redazioneroja alle ore 17:38 | link | commenti (1)
categorie: comunicato stampa, piazza don bosco
sabato, 24 novembre 2007

La legge dell'illegalitĂ 

micr_607_cop

(di Antonio Sabia, e-mail: sabb1o@hotmail.it)

La Basilicata per la sua particolare conformazione geografica all’interno dello stivale italiano può essere paragonata a quella parte della scarpa, situata tra il tacco e la punta, che raccoglie tutto lo sporco che troviamo durante il cammino. Questo paragone trova un valido sostegno nella realtà degli avvenimenti che da molti anni a questa parte stanno toccando la nostra regione. Essa viene definita come “l’isola felice” o “la terra di nessuno”, dove per nessuno s’intende nessuna rete mafiosa riconosciuta a livello nazionale, senza rendersi conto che in realtà la Basilicata è stata luogo d’incontro tra Stato e ‘ndrangheta, quando si dovevano sbrigare faccende illegali che non si potevano risolvere altrove, ed è ancora oggi una regione dove il silenzio dell’informazione si unisce all’incapacità della magistratura di svolgere tranquillamente il proprio lavoro, il tutto ai danni dei cittadini.
Da anni assistiamo a continui rapimenti o assassinii (vedi il rapimento di Elisa Claps o l'uccisione dei fidanzatini di Policoro), dei quali, purtroppo, non si riesce mai a sapere la verità, oppure a episodi di corruzione e clientelismo (basti pensare le vicende che legano il dott. Cannizzaro, la pm Genovese e i politici Bubbico e De Filippo), dei quali fanno parte uomini della politica e della giustizia. Alcuni di questi avvenimenti sono dei tratti in comune con altre regioni italiane, dove la corruzione alle alte sfere è all’ordine del giorno, ma ci sono molte altre vicende che non hanno paragoni all’interno del panorama dell’illegalità italiana. Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim (centro studi e ricerche sulle realtà meridionali), sostiene che in Basilicata ci sia una sorta di massoneria deviata che controlla l’intero panorama malavitoso regionale per metterlo a servizio della classe dirigente e di altre cosche mafiose (‘ndrangheta su tutte). Il rapimento di Elisa Claps, la vicende delle scorie radioattive, i tanti morti ammazzati rimasti senza mandante e movente sono tutti avvenimenti che in una qualsiasi altra regione troverebbero meno difficoltà ad essere indagate. Purtroppo la Basilicata sembra essere un buco nero dove entrano tutti i crimini immaginabili, dei quali si perde definitivamente traccia. Questo può portare a due considerazioni: o la magistratura è del tutto incompetente e perciò non riesce a far venir fuori la verità su questi atti di criminalità, oppure la magistratura è talmente brava che ha capito che dietro questi crimini c’è un potere più forte di lei che perciò impedisce che questi crimini vengano smascherati. Dato tutto ciò che di buono stanno dimostrando alcuni magistrati lucani, H. J. Woodcock in primis, bisognerebbe eliminare la prima considerazione, e ritenere, perciò, che ci sia una parte della magistratura che, d’accordo con i poteri forti, fa di tutto per non far crollare quel sistema nato parallelamente alla “seconda repubblica”, che prevede un forte connubio tra malavita, stato e potere giudiziario, in cui la morale predominante è la legge dell’illegalità.
Esiste però un modo per rompere questo sistema dall’esterno, ed è quello suggerito da Marco Travaglio, ovvero guardare la relatà sempre con lo sguardo alto, con la consapevolezza che questo stato, in accordo con la malavita, con parte della magistratura e dell’informazione, sta calpestando i nostri diritti e la nostra libertà, e continuerà a farlo se ognuno si chiude nel silenzio dell’indifferenza e dell’omertà.
Bisogna, perciò, alzare la testa, informarsi, informare, protestare e alzare la voce affinché tutti conoscano i nostri problemi e capiscano che la Basilicata è vittima di un sistema che non può durare in eterno.



scritto da: redazioneroja alle ore 10:55 | link | commenti (10)
categorie: legalitĂ 
domenica, 18 novembre 2007

L'ANGOLO DEL POLLICE VERDE

canapa


A little history about canapa.

Parliamo della canapa…. stupiti, sdegnati, o perché no… incazzati?

Calmi, state attenti, non ho detto marijuana in quanto sostanza stupefacente ma canapa.

Molti di voi adesso staranno pensando di essere presenti dinanzi ad un altro “strafatto” che cerca di convincerli dei benefici di una cannetta con gli amici. A tutti coloro cui è balenato questo pensiero ripeto di stare tranquilli.

Perché non ho nessuna intenzione di convincervi dei benefici della cosiddetta canna, non è nelle mie intenzioni. Io vorrei solo portare la vostra attenzione su alcuni aspetti di una questione alquanto spinosa.

Sono oramai decenni che cercano di convincerci che la canapa è il male, il demone da esorcizzare, ciò da cui proteggere i nostri innocenti bambini….ma è veramente così? Può davvero una povera pianta indifesa provocare tanti disagi?

Se volete la risposta a questa domanda che lambicca i vostri cervelli e non vi fa dormire la notte, continuate a leggere questo articolo.

La storia ha inizio nel 1937 in America, quando vi è la promulgazione del TAX ACT, una legge che farà da “guida” a tutto il mondo occidentale (da notare che questa non è una legge anti-crimine ma è una legge di tassazione). Con tale mandato chi fa uso di marijuana deve pagare una tassa.

Non ne è vietato l’utilizzo né a scopo ludico, né a scopo terapeutico, né a scopo commerciale (coltivazione, esportazione, lavorazione, ecc…).

Sembra un normale provvedimento per raggranellare soldi da parte dello stato ma non è così, tale tassa rende anti-economica la coltivazione della canapa.

Con questo escamotage si rendeva praticamente impossibile utilizzare la canapa non solo a scopo ludico ma anche terapeutico ed economico grazie ai milioni di passaggi burocratici che il coltivatore doveva affrontare.

Il 1° Dicembre del 37 quella che nasce come una tassa per proibire l’utilizzo della canapa diventa legge, la commissione che doveva dibattere su tale legge si riunisce per sole 2 ore.

Attraverso degli “ interfacilitati” una tassa diventa legge dopo essere stata dibattuta per nemmeno 2 ore. MA PERCHE’?...si starà chiedendo il lettore.

Per dare risposta a tale domanda bisogna introdurre nella nostra storia un nuovo personaggio, tale Anslinger(capo supremo dell’ufficio narcotici), che dopo il fallimento del proibizionismo, di cui era uno dei più grandi sostenitori, decise di mettere in piedi un nuovo progetto.

Questo è stato il suo ragionamento: <<Non sono riuscito a rendere fuori legge l’alcol…non fa niente! Da oggi si cambia… adesso cercherò di rendere fuori legge la canapa.>>

La canapa e non la marijuana! Perché a quel tempo nessuno sapeva cos’era e nessuno la fumava, se non un ristretto gruppo di messicani.

Così decise di abbinare ad un oggetto, ignoto alla società, tutte le paure ancestrali dell’uomo.

Collegò ad una pianta tutte le cose più turpi e atroci del tempo.

<<Nessuno sa cos’è?...Meglio, sarò io a dirglielo… la canapa è il male in terra.>> pensò.

La cosa più bella di tutto ciò e che Anslinger arriva addirittura a dire nel 44 che la canapa è importata dai comunisti per rendere fiacche e pacifiste le giovani menti americane (questo è giusto per far capire con che genere di uomo abbiamo a che fare).

Nel 62 Anslinger viene scoperto ad impedire la pubblicazione di un libro contro le sue tesi dall’allora presidente degli stati uniti John Fitzgerard Kennedy, che facendo uso di Marijuana per i forti dolori reumatici, non si sa con quali metodi riuscì a farlo dimettere.

Ma perché Anslinger ce l’aveva tanto con una pianta? Per rispondere bisogna sapere che lo zio di Aslinger, tale Mellon Andrew, è ministro del tesoro, possiede la “Gulf Oil Company” e la “Mellon Bank”.

Scavando si scopre che la Mellon Bank presta i suoi soldi alla Du Pont, un colosso industriale che lavora sul materiale plastico e sulle fibre sintetiche ricavate dal petrolio.

Nel 35 viene creato il nylon ma il mercato non è ancora pronto a tale innovazione così il capo della Du Pont nella relazione di fine anno del 37 dice: <<Il mercato non è pronto ma stiamo aspettando che venga creata la legge per agevolarci (questo in maniera spicciola).>>

Inoltre la Du Pont investe fiumi di denaro della Mellon Bank anche nella creazione di carta da legno.

Però produrre la carta dal legno non è una gran furbata (per chi non lo sapesse gli alberi prima o poi finiscono).

Sono interessati a questo giro anche i big del petrolio che per immettere nel mercato cherosene e benzina devono levare di mezzo i surrogati della canapa (etanolo di canapa, olio di canapa, ecc…).

Ricapitoliamo un attimo, dalla canapa ricaviamo: combustibile naturale, carta, fibre sintetiche, fibre naturali, oli vegetali, addirittura si ricava materiale per la costruzione di automobili (es. parti plastiche della Ford T).

Alla luce di tutto ciò viene spontaneo chiedersi: <<Ma non è che ci hanno preso per culo fino ad oggi? Forse conveniva ad alcuni soggetti creare il “mito” marijuana?>>

Ai posteri l’ardua sentenza.


scritto da: redazioneroja alle ore 17:31 | link | commenti (5)
categorie: canapa, il pollice verde
martedì, 13 novembre 2007

La "Potenza" del cemento

potenza21

(di Dina Calluso)

Noi giovani, o meglio noi cittadini,meritiamo di vivere in una città che si possa chiamare "città"....
Da un sondaggio di qualche anno fa, Potenza risultava essere la città più brutta d'Italia dal punto di vista architettonico e urbanistico. Credo che il giudizio, oggi, non possa essere diverso visto che gli sforzi sicuramente ci sono stati, ma i risultati un po' meno.
Siamo circondati da tantissime strutture malagevoli o da veri e propri scempi, basti pensare all'ex fornace di Ierace (nella quale prima si producevano mattoni) che solo nel 2007 è stata demolita e che per anni è stata lasciata incustodita. Inoltre, si pensa che contenesse dell'amianto che, a causa delle sue polveri, può causare gravi malattie respiratorie. Ora, che finalmente hanno deciso di demolire si potrebbe costruire un edificio a scopi culturali e sociali.
Ma non è finita qui. Il comune di Potenza ha avuto la brillante idea di portare a in città l'"arte moderna", avviando al Serpentone la costruzione di quella che chiamano "la grande nave", peraltro cromaricamente disgustosa. Vi si potrebbero "imbarcare" Sindaco e Assessori e andare a naufragare lontano dalla nostra terra che merita sicuramente uno sviluppo edilizio più consono alle esigenze dei cittadini e ad un'estetica urbanistica dagna di un capoluogo di regione.
Vogliamo poi parlare degli edifici fatiscenti e simili ad anime in pena, bene!
Spiccano in varie zone della città quasi a ricordarci quotidianamente le disgrazie umane e divine subite dalla nostra Potenza: l'ex dispensario (albergo di piccioni), l'ex bibloteca (le cui finestre sono bersagli per tiratori scelti), e, ciliegina sulla torta, il cinema Ariston che, mostrando il suo ventre squarciato dal sisma del 1980, mi ricorda l'Urlo di Munch!
Che dire in qualità di potentina: la speranza che i nostri politici rinsaviscano e che utilizzino il denaro pubblico per la pubblica utilità.


scritto da: redazioneroja alle ore 21:08 | link | commenti (3)
categorie:
domenica, 11 novembre 2007

Cartolina da Piazza Don Bosco


scritto da: redazioneroja alle ore 21:10 | link | commenti (1)
categorie: piazza don bosco
lunedì, 05 novembre 2007

La Nave Spagnola

         IMAG0011


(di Valentina Pace, e-mail: pacevalentina@hotmail.it)


La nave arrivata nella “Piazza di Spagna” di Rione Cocuzzo non riesce ad approdare tra i cittadini che, tutt’oggi non capiscono la funzionalità di quest’opera “fantastica”.

Molti si chiedono come mai, oggi, una nave “spagnola” sia approdata tra le montagne potentine così lontane dal mare.

Chi ha avuto questa sconfinata abilità nel navigare su questa rotta ai più sconosciuta? Soltanto un abile genio!

Così, mentre ogni anno si aspetta l’arrivo della nave “turca” che consola i molti fedeli del santo patrono, un coraggioso capitano spagnolo, dopo anni di dure fatiche, è approdato a sorpresa nello stretto porto del SERPENTONE!

Fino a qualche anno fa era sufficiente disegnare un cerchio o un quadrato, nel quale inserire una panchina, due alberi, e qualche fiorellino colorato; ma oggi sembra che la nuova generazione di ingegneri abbia abbandonato le vecchie e obsolete conoscenze floreali, per apprendere nuove tecniche marittime sempre più all’avanguardia.

Vuoi vedere che sono andati tutti a scuola in SPAGNA!

A questo punto, la popolazione potentina sarebbe lieta di conoscere tutta l’equipe del capitano spagnolo per elogiarla e cercare di programmare un utilizzo turistico, fotografico e futuristico di questa piazza così tanto osannata. Sperando che nei prossimi anni Potenza diventi il nuovo centro turistico marittimo della Basilicata!


scritto da: redazioneroja alle ore 17:21 | link | commenti (2)
categorie: rione cocuzzo
domenica, 04 novembre 2007

La moglie americana e l'amante araba

calipari

                  (di Antonio Sabia, e-mail: sabb1o@hotmail.it)

“Hanno ucciso Nicola per la seconda volta, e stavolta in nome del popolo italiano”. Con queste parole Rosa Vilecco Calipari, vedova dell’agente del SISMI, ha commentato la sentenza della terza corte d’assise di Roma, che lo scorso 25 ottobre ha disposto il non luogo a procedere per l’ex marine Mario Lozano, colui che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Calipari.
La sentenza è giunta dopo anni di indagini (più o meno chiare) e di polemiche per la mancata collaborazione degli U.S.A. nella ricostruzione degli eventi. Infatti, gli americani avevano sin dall’inizio cercato di spiegare l’uccisione come un tragico avvenimento. La ricostruzione da loro riportata, però, stride fortemente son quella di Giuliana Sgrena e di Andrea Carpani, l’autista dell’auto degli agenti. Perché questo? Evidentemente una delle due parti aveva molto da perdere se si sosteneva la reale versione dei fatti, e considerando che, per quello che è successo, la Sgrena e il maggiore Carpani non avevano più nulla da perdere, si può ben pensare che fossero gli americani a mentire. Secondo i loro rapporti l’auto viaggiava a 100 Km/h e non a 50km/h come sostennero gli italiani; ancora, sostennero di non aver ricevuto informazioni riguardo la liberazione della giornalista, mentre gli agenti italiani sostennero di aver informato in tempo gli alleati. Inoltre il posto di blocco americano non era a norma per le regole d’ingaggio statunitensi e ciò ha tratto ancor più in inganno gli agenti del SISMI. Che gli americani si siano comportati ambiguamente nei confronti degli italiani lo dimostra il loro comportamento sia durante l’attentato che durante le inchieste. A questo punto bisogna chiedersi a cosa poteva giovare gli U.S.A. l’uccisione dell’agente Nicola Calipari. A tutta prima quasi nulla. L’attentato aveva il solo scopo di vendicare la mancata fiducia degli italiani nei confronti degli alleati, per quanto riguarda la questione dei rapimenti.
Il governo di Washington aveva aspramente ammonito tutti gli alleati, che avessero dei connazionali rapiti nei territori di guerra, di non trattare in nessun modo con i terroristi, e meno che mai di versare contanti per il riscatto. Questa strategia (mai sostenuta dal SISMI) aveva portato all’Italia la liberazione delle tre guardie del corpo private Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, rapite insieme a Fabrizio Quattrocchi, ucciso dai terroristi. Era l’8 giugno 2004. Il 7 settembre fu la volta delle operatrici umanitarie Simona Torretta e Simona Pari. A questa lunga serie di “disobbedienze” gli americani dovevano prendere un rimedio e così, hanno cercato di ostruire fino all’ultimo la liberazione della giornalista del Manifesto, fino a quando, a liberazione avvenuta, hanno ucciso il numero due del SISMI in Italia, nonché numero uno del SISMI per le operazioni all’estero.
Ma i rapporti tra i servizi segreti di entrambi i paesi non hanno goduto di ottimi rapporti già da molti anni prima.
Quando la guerra fredda stava diventando sempre meno tesa grazie ai rapporti più franchi di entrambi i blocchi, la priorità dell’atteggiamento filo-americano dei governi della DC sembrava ormai una cosa scontata, tanto che l’Italia poteva aprirsi a trattative di livello mondiale senza dover preoccuparsi del pericolo sovietico. Il problema principale, ora, proveniva dagli stati arabi e dal loro conflitto con Israele, lo stato “satellite” americano del dopoguerra. Questo, però, si stava comportando in una maniera un po’ troppo bellicosa nei confronti degli stati confinanti, che ne stavano subendo l’iniziativa militare. Agli occhi dello stato italiano, i paesi arabi stavano subendo una forte ingiustizia simile a quella subita dagli ebrei durante l’olocausto. Perciò si pensò di prendere le distanze da Israele e con esso anche dall’America, alla quale eravamo ancora fortemente legati. In questo periodo i servizi segreti italiani stavano entrando in contatto anche con quelli arabi, tanto che, per l’atteggiamento italiano, gli storici sostengono che l’Italia ebbe “una moglie americana e un’amante araba”.
I rapporti tra l’Italia e la sua “amante” sono rimasti buoni fino ad oggi, se pur con qualche attrito. La massiccia presenza di arabi in attentati terroristici anti-americani non ci deve far pensare in una complicità anche dello stato italiano, ma è ipotizzabile che, per liberare gli ostaggi rapiti nei territori di guerra, l’intelligence italiana si sia avvalsa dei rapporti che la legano con quei servizi segreti mediorientali, decisamente più moderati dei loro confratelli terroristi.
A buon ragione, infine, si può pensare che il motivo dell’uccisione di Calipari sia stata un’eccessiva gelosia della “moglie” americana nei confronti dell’”amante” araba.


scritto da: redazioneroja alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: nicola calipari
sabato, 03 novembre 2007

La Cip Zoo: un problema dimenticato

001673_calco_maiale(di Piervincenzo Lapenna, e-mail: piervincenzolapenna@hotmail.it)

Il sindaco di Potenza ha definito il capoluogo lucano “Città Cultura”, facendo riferimento alle tante esposizioni artistiche ospitate dalla città negli ultimi tempi. Guardandola più attentamente, però, Potenza presenta una serie di problemi, che agli occhi di tante altre si mostra in una maniera non proprio culturale. Infatti, la questione della Cip Zoo, che la maggioranza dei lettori potrà non conoscere o non ricordare, è l'ennesimo problema dimenticato, che come tanti altri, purtroppo, mette sempre più in luce l'inefficienza di un'amministrazione insofferente ai problemi del nostro territorio, ormai gravemente malato (se non morto).

Ma che cos'è (o meglio che cos'era), in realtà la Cip Zoo? Questa era l'ex suinicola lucana ormai chiusa da circa vent'anni , che ha lasciato nella storia del capoluogo una scia di problemi senza fine (ambientale, di riutilizzazione, di riqualificazione),  che si sono accumulati e aggravati con il corso del tempo.

La gravità della situazione è inimmaginabile. I copertoni in eternit (materiale nocivo, composto dell'amianto), ormai abbandonati li da anni, sono causa di tumori e malattie polmonari gravissime. In oltre le carcasse dei suini morti, mai rimosse dalla sede della Cip Zoo, sono causa di grave inquinamento ambientale.

Nonostante ciò, le amministrazioni locali (comunale in primis) non hanno mai pensato di bonificare l’area, mentre stanno facendo di tutto per mettere a soqquadro molte vie cruciali della città.

Questo ci deve far riflettere su come la burocrazia, certe volte, è pericolosa quanto l'indifferenza, e in questo caso particolare , dove sono a repentaglio anche la salute e l’ambiente, bisognerebbe sveltirsi nelle pratiche ed essere più vicini ai problemi del territorio.

Si parla tanto della mancanza di aree verdi e di palazzetti dello sport per i ragazzi della periferia (e non solo) , ma quando c'è l'occasione reale di poter riutilizzare alcune aree (ad esempio la Cip Zoo) assistiamo ad un’operazione di “scarica barile” di proporzioni enormi (il comune dice che è compito della provincia, che a sua volta dice che il terreno è dell'ACI , ecc...) Inoltre, ci rendiamo conto di quanto i problemi dei cittadini non contano niente, e di quanto, troppo spesso , siamo spettatori passivi di un'oligarchia regionale. D'altronde Potenza è sinonimo di ''Città Cultura'', mica di “Città Ambiente” oppure di “Città dei cittadini”...

 


scritto da: redazioneroja alle ore 10:12 | link | commenti (2)
categorie: cip zoo

Plaza Roja - Per contattare la redazione plazaroja@yahoo.it o 340/4969482



Chi sono

Utente: redazioneroja
Nome: Plaza Roja

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Plaza Network


Plaza roJa

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

SEI IL VISITATORE N° *loading*

Appello per la Giustizia - Per De Magistris

clementinafaccisognare